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Home> Cultura > Storia e personaggi storici: Testimonianze dell'Età del bronzo
 
   

  Unico punto di passaggio naturale diretto tra il bacino della conca reatina e quello della valle del Tevere è il valico di Tancia (m. 802 s.l.m.) ubicato nel tratto meridionale dei Monti Sabini, tra le pendici del massiccio omonimo e il Monte Ode.
L'area, sulla quale sorge l'Osteria di Tancia, appare di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico ed è nota dal punto di vista storico e archeologico sia per la menzione, nel cartulario farfense, di un qualdus Tancies tra l'VIII e il X secolo e la presenza di un castrum (castellum e rocca), del quale rimangono resti di torri e fortificazioni a quota 837 e 746 "Torraccia", sia per la vicinanza della Grotta di S. Michele.
Dal punto di vista morfologico, la zona si presenta come una sorta di altipiano intermontano attraversato in senso N-S da una linea spartiacque poco accentuata (Monticchio), chiuso su tre lati, a nord dal Colle Sterparo e ad ovest dal Colle S. Erasmo fra i quali trae origine la stretta e fonda valle fluviale del Galantina affluente del Tevere, a sud dal Monte Ode, mentre a est è aperto verso il bacino idrografico del Farfa al quale digrada con una serie di incisioni fluviali di fossi confluenti (Fosso Tancia, Fosso Figorone).
   I requisiti topografici che hanno rappresentato nell'alto medioevo per Farfa un evidente interesse strategico di controllo delle vie più dirette dal Farfa e dal Tevere fino a Rieti, sono in parte probabilmente gli stessi che hanno determinato le scelte insediative del sito in epoca preistorica.

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Nel luogo transitavano almeno quattro itinerari principali da cui si dipartivano altri secondari: uno diretto a Rieti attraverso la Val Canera, due in direzione della media valle del Farfa ed uno verso la valle del Tevere. Si tratta per lo più di percorsi di mezzacosta nella zona montuosa e di crinale nella zona collinare, oggi ridotti a semplici mulattiere talvolta non più transitabili perché abbandonate.
Nell'ambito del sito preistorico sono stati individuati finora vari punti di affioramento di materiale ceramico d'impasto: 1 - Trincea stradale sotto quota 837 (taglio sotto il piano stradale); 2 - Trincea stradale in loc. Fonte Onnella (taglio della scarpata); 3, 4 - Escavazione e sbancamento a nord della chiesa di S. Angelo; 5 - Grotticella.
Il terzo punto, in posizione intermedia rispetto ai precedenti ha restituito il maggior numero di frammenti ed è topograficamente il più significativo. E' ubicato a valle di una serie di terrazzi digradanti a partire dalla base della parete rocciosa, regolarizzati artificialmente con una sorta di muretti a secco e coperti da fitta vegetazione a lecci, aceri e ginepri. Nel 1983 un'escavazione per ricerca di acqua, consistente nel l'allargamento e svuotamento di un crepaccio, ha portato alla luce una grande quantità di frammenti ceramici, tra cui alcuni pertinenti a ciotole e tazze con decorazione dello stile appenninico, anse pertinenti a situle, un manico nastriforme con terminazione a rotolo, un frammento di macina in pietra lavica e alcuni reperti faunistici, attribuibili cronologicamente all'età del Bronzo medio (XVI-XIV sec. a.C.).
   Si tratta di evidenze riferibili ad un vasto complesso insediativo costituto da abitati di capanne distribuite su terrazzi, in parte regolarizzati artificialmente, ancor'oggi distinguibili, e da probabili luoghi di sepoltura e di culto indiziati dalla presenza di grotticelle e inghiottitoi nonché dalla famosa grotta di S. Michele.
Ulteriori evidenze insediative della media età del bronzo sono venute alla luce nel 1986-87 in località Morrone, in seguito alla costruzione del campo sportivo di Monte S. Giovanni. Il sito si pone poco al disotto della sommità di un modesto rilievo collinare (Colle Casetto) che funge da spartiacque tra la val Canera (Conca Reatina) a nord e la valle del Farfa (Sabina tiberina) a sud, interposto tra il Monte Tancia ad ovest e il Monte Vecchio ad est.

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   Tra i reperti raccolti si segnalano frammenti di anse e di ciotole con decorazione "appenninica".
Caratteristica comune ai due insediamenti è la dislocazione topografica lungo le vie di crinale e in prossimità di valichi.
Il paesaggio non doveva essere molto diverso da quello attuale, con campi coltivati e recinti per il bestiame di allevamento non lontano dalle abitazioni.
   Nelle successive fasi, recente e finale, dell'età del bronzo (XIII - X sec. a.C.) la frequentazione dei siti pare già estinta, mentre l'interesse delle comunità, per il concorso di fattori sociali, economici, ambientali e climatici è rivolto verso altri percorsi e luoghi con requisiti geo-topografici diversi, come la Conca reatina dove si assiste ad una concentrazione e crescita del popolamento soprattutto nell'età del bronzo finale.
Il territorio del Monte Tancia assume dunque una particolare rilevanza archeologica e offre fruttuose prospettive per ricerche future, ma solo uno scavo potrà far luce più da vicino sulle fasi di sviluppo e sulla struttura dell'insediamento, dalla tipologia delle capanne e organizzazione degli spazi circostanti, ai vari aspetti della cultura materiale e degli usi funerari.
In attesa della realizzazione di un museo locale, i reperti archeologici finora raccolti sono stati depositati, e in parte esposti, al Museo Civico di Magliano Sabina.

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